Eco XCIX

Il modello di sviluppo progettuale Eco XCIX
(Eco novantanove)parte da un ribaltamento di prospettiva rispetto alle proposte usuali, sotto diversi aspetti.

Spesso quando si parla di sviluppo di aree rurali, si parte dal presupposto che siano necessari investimenti ciclopici.
Si sottolineano le difficoltà di operare in zone rurali: la lontananza dalle città, le difficoltà di collegamento, i tempi dei trasporti, i problemi logistici, la lontananza dei servizi essenziali, ecc, ecc. Questo approccio è legato a un modello antiquato di fare imprenditoria e di percepire la natura.

Secondo questo modello, per rendere fruibili le zone rurali è necessario compiere radicali interventi per “portare i servizi”, “migliorare l’accessibilità”, o altre formule che presuppongono un massiccio intervento antropico.

E’ il modello di sviluppo classico che ha portato, ad esempio, alla nascita dei comprensori sciistici, o dei centri termali. Grandi investimenti per costruire alberghi e strutture ricettive, ristoranti, strade capaci di supportare un alto volume di traffico, e gigantesche strutture in grado di rendere fruibili in forma “normalizzata” le risorse del territorio. Impianti coperti per godere delle acque termali, o impianti di risalita per scendere dai pendii nevosi.

L’idea alla base è di realizzare opere imponenti per rendere fruibili in forma controllata le risorse naturali e far convergere le persone in alcuni grossi “punti di accesso” a queste opere.

Il problema di questo approccio è che poco per volta sminuisce il senso delle risorse naturali stesse, che diventano un mero “supporto” dove appoggiare delle occasioni di fruizione che sono sempre più simili a parchi giochi.

Basti pensare agli sport alpini, come lo sci o lo snowboard. Poco per volta, dal concetto iniziale del “salire sulla montagna innevata e scendere a valle scorrendo sulla neve” si è passati a una forma di divertimento che ha sempre meno a che fare con la natura. Poco per volta le “piste da sci” sono divenute più larghe, più imponenti. Quelle che erano parti scoperte di montagna, sono diventate autostrade bianche realizzate abbattendo alberi. Questi investimenti hanno portato sempre più persone, quindi per rendere più accessibili le aree montagnose si sono costruiti immensi complessi alberghieri. Il traffico sulle piste ha comportato la necessità di una costante manutenzione, in modo non solo da ricostruirne il manto nevoso, ma di adattarlo al tipo di sport. Sono nati gli snowpark, ad esempio. Gli investimenti effettuati hanno reso indispensabile la certezza della fruizione da parte del pubblico, dunque sorgenti di innevamento artificiali. Alla fine della trasformazione, si è arrivati al paradosso che si va in montagna per fare sport in mezzo alla natura, ma le zone ancora naturali sono interdette alla fruizione (i “fuoripista”), o riservate a una fruizione controllata e iper-normata.

Di fatto, dall’idea iniziale del “scendere giù dalla montagna innevata” si è passati allo “scendere giù da percorsi prestabiliti e costruiti dietro progetto, innevati artificialmente, col divieto di entrare nelle zone dove la natura è stata preservata”.

La sera, ovviamente, invece che godere del silenzio o del crepitio del fuoco, bar e ristoranti offrono lo stesso modello di divertimento e gli stessi servizi e prodotti che si trovano in città. La stessa musica, gli stessi liquori, gli stessi cocktail.


L’approccio alla base di Eco XCIX è differente.

Eco XCIX si basa sull’idea che la stragrande maggioranza delle potenzialità ricreative e salutistiche offerte dalla natura siano già presenti e siano necessari piccolissimi interventi per renderle totalmente disponibili.

L’abbiamo chiamato Eco novantanove partendo proprio dall’idea di individuare su territori rurali quelle attività ricreative o salutistiche per le quali il 99% del lavoro sia già stato fatto dalla natura e sia necessario solo un piccolissimo intervento ancora da fare per rendere quell’attività totalmente fruibile.

Esempi classici di queste attività sono le passeggiate nei boschi, o il rafting.

Per passeggiare nei boschi è necessario un bosco e un sentiero tracciato che lo attraversi. Tracciare e mantenere un sentiero è un lavoro grosso e importante, ma è chiaro che il “lavoro” necessario a realizzare un bosco e quello necessario a realizzare un sentiero sono incomparabili. Eppure, senza sentiero il bosco è molto meno fruibile (o meglio, è fruibile a molte meno persone). Ecco che il sentiero è un “servizio” umano che si “appoggia” a un preesistente “servizio” offerto spontaneamente dalla natura, ovvero il bosco stesso.

Lo stesso per il rafting. L’attrezzatura, la logistica e la conoscenza del luogo sono essenziali per discendere un fiume in sicurezza. Eppure, sono solo una frazione minima del lavoro necessario a realizzare il fiume stesso, scavare la roccia con le acque, tracciare il percorso, raccogliere l’acqua a valle e portarla a monte. Questo lavoro immenso è già stato fatto e viene fatto dalla natura, nel corso dei millenni con l’erosione delle rocce, ogni giorno col ciclo delle acque. Per quanto ingente possa essere l’investimento di comprare i gommoni e i furgoni, acquisire la conoscenza e le competenze, organizzare e gestire i gruppi, è comunque un nulla rispetto al lavoro della natura.

Ecco, l’idea alla base di Eco XCIX è proprio questa

individuare quelle occasioni di ricreazione e benessere nelle quali il 99% del “lavoro” necessario sia già stato fatto dalla natura e sia necessario solo un minimo investimento (il rimanente 1%) per rendere totalmente fruibile questo potenziale naturale.

Il progetto si basa su quattro passaggi:

1 – effettuazione di un’analisi dei servizi ecosistemici offerti dall’area rurale interessata

2 – a partire dai servizi ecosistemici GIA’ PRESENTI scegliere quelli che possano essere di interesse turistico/salutistico. La scelta viene effettuata in funzione delle competenze e interessi degli imprenditori coinvolti.

3 – tra questi, individuare quei servizi che richiedano minimi investimenti e minime opere per essere resi fruibili dal pubblico. Per effettuare questa scelta, viene utilizzata una griglia di valutazione strutturata su tre “poli di valutazione”, Sostenibilità Economica, Sostenibilità Sociale, Sostenibilità Ecologica. Per ciascuno dei tre poli vi sono alcuni elementi specifici di valutazione.

Questa struttura può essere facilmente visualizzata graficamente sotto forma di triangolo, situando sui tre lati i punti di valutazione che poi vengono “stirati” verso l’esterno o l’interno per visualizzare delle “coperte” che danno un’idea molto chiara dei benefici (e dei rischi) di ciascuna idea

4 – scegliere quali interventi portare avanti, sulla base dei risultati dell’analisi

Una volta effettuati questi primi 4 passaggi è poi ovviamente indispensabile

5 – costruire le reti locali per rendere questi interventi fattibili e operativi

6 – realizzarli e strutturare operativamente l’offerta turistica/salutistica

7 – promuoverli, fornirli e gestirne gli aspetti organizzativi, logistici, normativi, ecc